Zunino (Netalia): “Non basta conservare i dati in Italia, sovranità significa controllo”

L’autonomia digitale non è uno strato di governance, né un mero obbligo di compliance o una semplice scelta territoriale. Si tratta di visione politica e strategica. Perché oggi il rischio principale non riguarda solo la sicurezza, ma la disponibilità delle nostre informazioni. Che solo un provider davvero sovrano può garantire.

Intervista a Michele Zunino per CorCom

Il cloud non è più solo una scelta tecnologica: è diventato un tema di politica industriale, sicurezza e competitività. Proprio per questo vale la pena essere precisi sulle parole e sui confini: quando parliamo di cloud, di che cosa stiamo parlando davvero? E cosa significa, in pratica, “cloud sovrano”? In questa intervista con Michele Zunino, Ad di Netalia, proviamo a mettere a fuoco definizioni e priorità, passando dalla differenza tra piattaforma cloud e semplice infrastruttura al nodo della dipendenza dagli hyperscaler – non solo in termini di sicurezza, ma anche di disponibilità e potere decisionale – fino alle leve politiche e industriali per costruire un perimetro di tutela credibile per il Sistema Paese.

Zunino, partiamo dalle basi: che cos’è il “cloud” oggi, in modo operativo? Quali criteri minimi devono esserci per poterlo chiamare cloud e quando invece stiamo parlando solo di infrastruttura/housing con un’etichetta?

Per me il cloud, nella definizione del NIST (National Institute of Standards and Technology), è un’infrastruttura pienamente condivisa che permette a più soggetti di utilizzare le risorse disponibili e remunerarle a consumo: lo uso quando ne ho bisogno e non lo pago quando non lo uso. Non è cloud costruirmi un impianto, metterlo nel data center e averne un uso esclusivo: quello che è stato battezzato “private cloud” perde significato, perché se lo impegno costantemente diventa un costo di ammortamento e non un semplice costo operativo, e a quel punto perde la ragione di esistere. Quanti siamo in Italia a fare davvero questo mestiere? Secondo me molto pochi: gli operatori che rispondono alla descrizione del NIST non sono più di cinque. Ma in Italia si parla di circa 8 miliardi di servizi cloud in crescita del 20% anno su anno: quanto vale l’offerta di questi operatori pienamente “cloud”? La mia stima è di circa100 milioni. Al di là dei numeri esatti, difficili da calcolare, quel che possiamo sottolineare per certo è un divario enorme tra spesa e offerta nazionale.

Se in Italia la spesa cloud vale miliardi ma l’offerta “pienamente cloud” nazionale è molto piccola, che cosa ci dice questo sulla nostra sovranità digitale?

Da qui partono le domande vere: che cos’è la sovranità? Chi si deve muovere per garantirla? Che valore vediamo nella sovranità? Io sorrido quando sento parlare di “sovranizzazione”, cioè prendere sistemi esistenti e implementarci sopra strati di governance che li rendono “magicamente” sovrani. La sovranità non parte dalla tecnologia, parte dalla politica, dalla difesa di un interesse e di un perimetro.

Quando dici che la sovranità è prima politica che tecnologia: qual è, concretamente, il “perimetro di interesse” che lo Stato deve definire e proteggere?

Oggi quel perimetro non può che essere nazionale: non esiste ancora una sovranità europea. Mi piacerebbe, ma non sarà la sovranità digitale europea il primo elemento che rende credibile l’Europa unita: prima servono riforma fiscale e riforma della difesa. Quando ci saranno, allora ci potremo “planare sopra” con la sovranità digitale. Finché quell’Europa non si palesa, non sarà la sovranità digitale a guidare la formazione dell’Europa. Per arrivare a una sovranità europea, secondo me si procederà bottom-up: si creano sovranità nazionali e poi si plasmano a livello europeo.

Il tema della sovranità digitale è strettamente collegato alla relazione con le Big Tech. Lei che idea si è fatto?

Sulla sovranità digitale e gli hyperscaler evidenzio due temi. Primo, la riservatezza: oggi è messa in discussione soprattutto dai grandi motori di intelligenza artificiale che devono allenare gli algoritmi su basi dati enormi. Il problema non è banalmente “mi rubano i progetti”: il problema è che la mia base informativa partecipa a creare un valore che io non governo. Chi governa l’AI trae vantaggio dalle informazioni che io gli ho fornito, anche inconsapevolmente, e trasferisce quel valore altrove, valorizzandolo sul mercato. Il secondo tema è la disponibilità.

Netalia offre una risposta concreta: un public cloud italiano, conforme, sovrano e orientato alla protezione del dato lungo l’intero suo ciclo di vita. L’Italia ha le competenze per giocare questa partita e realizzare un’infrastruttura digitale che sia motore, potente e sicuro, del futuro economico del Paese.

[…continua…]

Intervista di Federica Meta

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