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L’inaspettata chiusura forzata di tutte le attività con cui anche l’universo lavorativo ha dovuto imparare a convivere nel lungo periodo di pandemia ha sdoganato il concetto di Smart Working e, con esso, gli strumenti di Cloud Computing.
Ma è stato, ed è davvero, così o stiamo parlando di “remotizzazione” delle applicazioni installate sui server aziendali?

Seppure, secondo l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche quasi 9 milioni di persone hanno lavorato da remoto durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, e i numeri del 2021 a cura dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano certificano una crescita del 29% guidata dalla componente Public & Hybrid Cloud caratterizzata in gran parte dall’adozione di servizi SaaS a supporto del lavoro da remoto, non tutte le aziende hanno “ripensato” e “riadattato” realmente la propria infrastruttura informatica e i relativi flussi di lavoro.

Il “Lavoro Agile” non è sinonimo di “Telelavoro”. Se manca l’infrastruttura tecnologica in grado di rendere sul serio le attività “Smart”, allora quello di cui si parla riguarda poco l’innovazione, meno che meno il Cloud Computing che, sempre secondo il sopracitato Osservatorio, nel 2021 ha registrato un fatturato complessivo pari a 3,84 miliardi di euro, in crescita del 16% rispetto al 2020, ossia un valore del tutto simile a quelli a cui eravamo abituati nel pre-pandemia.

Sono, dunque, ancora troppe le realtà aziendali di piccole e medie dimensioni che pensano che collegarsi a Internet dalla rete domestica per scaricare la Webmail aziendale – stampando all’evenienza documenti di lavoro condivisi su uno spazio per l’archiviazione dei file – sia il preludio di quella Trasformazione Digitale di cui in tanti parlano.

All’appello mancano le competenze sul Cloud, così come la sicurezza dei dati, la capacità da parte dei clienti di gestire la complessità e l’affidabilità della rete. La realtà dei fatti, se siamo onesti, racconta ancora di applicazioni legacy e di sistemi tradizionali difficili da abbandonare, anche se si continuano a leggere fiumi di parole sulle potenzialità offerte dai modelli IT di ultimissima generazione.

Vero è che la spinta innovativa del Cloud può davvero sparigliare le carte del business in tavola. I clienti che scelgono una rete di server ubicati ovunque e collegati tra loro, capaci di lavorare come un unico ecosistema per consentire di svolgere in modalità scalabile ed elastica una vasta serie di attività che, altrimenti, andrebbero eseguite con proprie risorse locali hardware e software, delegano ad altri l’onere della sicurezza e delle performance.

Il Public Cloud, o Cloud Pubblico, infatti, consente di accedere “on-demand” a risorse “su misura” in modo sicuro, resiliente e con una disponibilità h24. L’accesso avviene in modalità “as a Service” e “pay-per-use”, così da garantire la prevedibilità dei costi ma anche la certezza di un’espansione o di una riduzione rapida, in base al crescere o al contrarsi del business che, di volta in volta, può essere ampliato o ridimensionato in termini di capacità, risorse e servizi.

In tal senso, tra gli indiscussi vantaggi del Cloud Pubblico figura la certezza dei costi, perché i clienti pagano esclusivamente per quello di cui hanno bisogno accedendo a piani di servizio sempre più flessibili e competitivi. Inoltre, in quegli stessi servizi sono inclusi manutenzione dell’infrastruttura e delle risorse, che non rappresentano più un costo ma sono demandate a un fornitore esterno cui spettano gli oneri di sicurezza e aggiornamento automatico.

Da qui la certezza di non aver bisogno né di risorse umane né tecnologiche per gestire il proprio business sulla “nuvola”.

Gli utenti, molto semplicemente, accedono al software dai propri dispositivi connessi a Internet risparmiando sia sui costi dell’hardware che dell’infrastruttura.
Scalabile, disponibile e compliant il Cloud Pubblico dà la certezza di costi operativi noti, consente il monitoraggio dell’infrastruttura e delle applicazioni dei clienti, permette al business di chi lo sceglie di restare sempre al passo e competitivo.

Per approfondire scarica il nostro eBook: MSP: perché è il momento di passare al cloud?

L’inaspettata chiusura forzata di tutte le attività con cui anche l’universo lavorativo ha dovuto imparare a convivere nel lungo periodo di pandemia ha sdoganato il concetto di Smart Working e, con esso, gli strumenti di Cloud Computing.
Ma è stato, ed è davvero, così o stiamo parlando di “remotizzazione” delle applicazioni installate sui server aziendali?

Seppure, secondo l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche quasi 9 milioni di persone hanno lavorato da remoto durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, e i numeri del 2021 a cura dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano certificano una crescita del 29% guidata dalla componente Public & Hybrid Cloud caratterizzata in gran parte dall’adozione di servizi SaaS a supporto del lavoro da remoto, non tutte le aziende hanno “ripensato” e “riadattato” realmente la propria infrastruttura informatica e i relativi flussi di lavoro.

Il “Lavoro Agile” non è sinonimo di “Telelavoro”. Se manca l’infrastruttura tecnologica in grado di rendere sul serio le attività “Smart”, allora quello di cui si parla riguarda poco l’innovazione, meno che meno il Cloud Computing che, sempre secondo il sopracitato Osservatorio, nel 2021 ha registrato un fatturato complessivo pari a 3,84 miliardi di euro, in crescita del 16% rispetto al 2020, ossia un valore del tutto simile a quelli a cui eravamo abituati nel pre-pandemia.

Sono, dunque, ancora troppe le realtà aziendali di piccole e medie dimensioni che pensano che collegarsi a Internet dalla rete domestica per scaricare la Webmail aziendale – stampando all’evenienza documenti di lavoro condivisi su uno spazio per l’archiviazione dei file – sia il preludio di quella Trasformazione Digitale di cui in tanti parlano.

All’appello mancano le competenze sul Cloud, così come la sicurezza dei dati, la capacità da parte dei clienti di gestire la complessità e l’affidabilità della rete. La realtà dei fatti, se siamo onesti, racconta ancora di applicazioni legacy e di sistemi tradizionali difficili da abbandonare, anche se si continuano a leggere fiumi di parole sulle potenzialità offerte dai modelli IT di ultimissima generazione.

Vero è che la spinta innovativa del Cloud può davvero sparigliare le carte del business in tavola. I clienti che scelgono una rete di server ubicati ovunque e collegati tra loro, capaci di lavorare come un unico ecosistema per consentire di svolgere in modalità scalabile ed elastica una vasta serie di attività che, altrimenti, andrebbero eseguite con proprie risorse locali hardware e software, delegano ad altri l’onere della sicurezza e delle performance.

Il Public Cloud, o Cloud Pubblico, infatti, consente di accedere “on-demand” a risorse “su misura” in modo sicuro, resiliente e con una disponibilità h24. L’accesso avviene in modalità “as a Service” e “pay-per-use”, così da garantire la prevedibilità dei costi ma anche la certezza di un’espansione o di una riduzione rapida, in base al crescere o al contrarsi del business che, di volta in volta, può essere ampliato o ridimensionato in termini di capacità, risorse e servizi.

In tal senso, tra gli indiscussi vantaggi del Cloud Pubblico figura la certezza dei costi, perché i clienti pagano esclusivamente per quello di cui hanno bisogno accedendo a piani di servizio sempre più flessibili e competitivi. Inoltre, in quegli stessi servizi sono inclusi manutenzione dell’infrastruttura e delle risorse, che non rappresentano più un costo ma sono demandate a un fornitore esterno cui spettano gli oneri di sicurezza e aggiornamento automatico.

Da qui la certezza di non aver bisogno né di risorse umane né tecnologiche per gestire il proprio business sulla “nuvola”.

Gli utenti, molto semplicemente, accedono al software dai propri dispositivi connessi a Internet risparmiando sia sui costi dell’hardware che dell’infrastruttura.
Scalabile, disponibile e compliant il Cloud Pubblico dà la certezza di costi operativi noti, consente il monitoraggio dell’infrastruttura e delle applicazioni dei clienti, permette al business di chi lo sceglie di restare sempre al passo e competitivo.

Per approfondire scarica il nostro eBook: MSP: perché è il momento di passare al cloud?

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