Il Giornale ritorna a parlare di Netalia nella sua edizione stampata. L’articolo di Massimiliano Lussana parte in prima pagina dell’edizione della Liguria per proseguire a pagina 7. A seguire, il testo completo.

 

La prima cosa che stupisce di «Netalia», la società genovese di Michele Zunino che è una delle pochissime, se non l’unica in Italia, ad avere nei suoi laboratori l’antidoto per evitare il buco nero del web, è l’assoluta umiltà e La mancanza di prosopopea nel raccontare le proprie soluzioni. Insomma, Zunino potrebbe presentarsi come una sorta di Madame Curie del web dopo che Vinton Cerf, che è uno dei padri
di internet, nonchè il vicepresidente galattico di Google ha messo in guardia sui rischi di un buco nero del web, che faccia scomparire
tutti i documenti digitali da un momento all’altro. In una parola, il più grande blackout di dati nella storia, qualcosa di paragonabile all’incendio nella biblioteca di Alessandria elevato a potenza. «Stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che potrebbe diventare un
buco nero dell’informazione senza nemmeno accorgercene» ha spiegato Cerf, senza però fare eccessivo terrorismo dialettico: «Non vogliamo che le nostre vite digitali scompaiano. Se vogliamo preservarle, dobbiamo assicurarci che gli oggetti digitali che creiamo oggi siano ancora accessibili nel futuro.

 

Zunino, che come un allievo ha rispetto dei maestri, parla di Cerf con la giusta venerazione riservata nel mondo informatico ai propri guru. E con la sua «Netalia» – società genovesissima di sede e superglobale per il mercato di riferimento, visto che si occupa di web – insomma, una sorta di definizione vivente di glocal, ha affinato e mette a disposizione dei suoi clienti strumenti per il mantenimento dei dati e la verifica costante del testo, in modo che i dati non vengano corrotti. Perché il punto sta proprio qui: un po’ alla
volta, i formati dei testi dei documenti informatici diventano obsoleti e, a un certo punto della loro vita, diventano illeggibili.
Quindi Netalia studia i sistemi di memorizzazione: non un brevetto genovese o chissà quale tecnologia specifica, ma il miglior modo di adattare i documenti ai linguaggi informatici eternamente in divenire ed eternamente i penultimi, per definizione. E qui sta il ruolo specifico dell’azienda che vive sulla nuvola del Cloud: il singolo utente,infatti,non avrebbe a disposizione strutture abbastanza sofisticate per immagazzinare tutti i suoi dati e dovrebbe affidarsi a dischetti o altri sistemi non particolarmente sicuri. Invece – e qui
sta la rivoluzione concettuale che è alla base di Netalia e del suo rivolgersi al Cloud come dimensione, indipendentemente dall’allarme di Vinton Cerf – anche solo per un discorso di economie di scala, essendo un’ azienda che immagazzina i dati per molte altre, può permettersi gli strumenti maggiormente all’avanguardia che riescono a verificare costantemente il testo e la pulizia del dato. Che, quindi, è sempre freschissimo e incontaminato. Detto così è semplicissimo. Ma, per farlo un po’ più fascinoso e con un tocco di scienza mantecata di fantascienza, c’è anche lo storage di glaciazione, che rende il dato non immediatamente disponibile.
Ma – grazie al fatto che viene risparmiata l’energia elettrica necessaria e sufficiente alla vita del dato immaganizzato – lo stesso dato è recuperabile, ovviamente in ottime condizioni di conservazione, dopo qualche minuto. Insomma, è come se il dato venisse ibernato e poi scongelato, fresco come una rosa.

Storie da Netalia e da Cloud. Da gente, come Zunino, che hai piedi fortemente ancorati sulle nuvole. E sulla Nuvola.”